Saludecio, capitale dell’Ottocento

Forse una delle prime cose che ci venne detta alle elementari fu l’importanza del vocabolario della lingua italiana. Quasi tutte le risposte possiamo trovarle lì, tra le pagine di quel grande librone, quasi certamente impolverato, che tutti abbiamo a casa ma che spesso viene utilizzato solo durante gli esami negli anni della scuola dell’obbligo (e solo perchè per prassi viene imposto dagli insegnanti).

Ora, se su due piedi ci venisse chiesto il significato della parola “ricerca” chi non penserebbe ad uno spostamento lontano? O magari ad un lungo e faticoso lavoro? Ma se invece ci venisse chiesto di ricercare questa stessa parola cosa troveremmo?

RICERCARE  da cercare v. tr. [lat. tardo cĭrcare «andare intorno», der. di circa «intorno»] – 1. a. Adoperarsi per trovare o ritrovare cosa o persona; b. Procurare di scorgere, girare gli occhi per distinguere, ritrovare, vedere qualcuno o qualche cosa […]

Da “intorno”, adoperarsi per trovare, girare gli occhi.

Proprio così. Spesso è utile ricercare fuori dalla porta di casa propria, fare un giro intorno al viale e voltare lo sguardo. Ed ecco così che è possibile scorgere il profilo di un antico borgo che svetta su una collina dolce: Saludecio.

Io vivo a due passi da qui e non vi ero mai stata, o forse da bambina, non ne ho alcun ricordo. Un borgo di stretti vicoli e palazzi curati dove, dietro ogni angolo, è possibile scoprire veri tesori nascosti.
Il paese, roccaforte malatestiana, è al centro di una corona di castelli difensivi, ultimo baluardo riminese contro la vicina Urbino dei Montefeltro.
L’assetto del centro rivela ancora oggi la sua struttura medievale, con il dedalo dei vicoli racchiusi dalla cinta muraria e le monumentali porte di accesso: porta marina e porta montanara, una per la difesa verso il mare e l’altra verso l’entroterra.

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Tra i secoli XIII e XIV su queste terre vi fu un’alternanza di potere tra lo stato pontificio e la signoria dei Malatesta di Rimini. Durante il secolo XV poi crebbe il progetto dei Montefeltro di Urbino sopra le terre di Romagna e il già precario equilibrio crollò nel 1462 quando Federico da Montefeltro occupò Saludecio togliendolo a Sigismondo Malatesta, e riconsegnandolo allo stato pontificio.

Nel corso del Settecento numerosi furono i cantieri architettonici e dunque l’Ottocento si aprì con splendore, tanto che Saludecio può a ragione essere considerata, relativamente a quel periodo, una piccola capitale.

 

Ciò da cui sono stata attratta, quello che mi ha fatto strabuzzare gli occhi, spingendomi poi a ricercare la storia di questo paese,  è stato il percorso artistico che si snoda tra le vie i vicoli del borgo, un vero e proprio invito ad entrare nella storia e a scoprire le più curiose invenzioni dell’Ottocento, dipinte sui muri delle case del borgo in occasione della manifestazione 800Festival, a diretto contatto con i visitatori.

Ogni anno, da più di 30 anni, ad agosto il borgo si trasforma in un grande e variopinto palcoscenico il cui filo conduttore è appunto il XIX secolo in tutti i suoi aspetti, sia nelle sue forme più consacrate della tradizione colta e borghese, che nelle sue espressioni più popolari e spontanee: dal teatro alla danza, dalla musica  lirica a quella popolare, e ancora dal teatro di figura alla streetart. Si viaggia quindi, fra uno spettacolo e l’altro, alla scoperta dei Murales, un policromo percorso en plein air che raffigura dalle invenzioni più note (cinema, fotografia, radio, telefono, lampadina…) a quelle più curiose (fumetto, ecologia, lametta, jeans). Grazie a questa preziosa caratteristica, Saludecio è uno degli elementi di spicco di AssIPaD (Associazione Italiana Paesi Dipinti).

La domenica pomeriggio è poi giunta al termine, il campanile ha rintoccato l’ora del ritorno a casa. Ma è stato nel riprendere l’auto che alzando lo sguardo ho letto “Piazza Gioco del Pallone“. Ora ditemi come si può non innamorarsi di questo posto.

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