Alla scoperta di un angolo di Sarajevo

Sarajevo è la città conosciuta per due avvenimenti dallo scenario tragico: l’attentato all’arciduca austriaco Francesco Ferdinando che ha innescato la prima guerra mondiale e i tre anni d’assedio da parte delle forze serbo-bosniache, durante la guerra di Bosnia (1992-1995). Ma nel periodo trascorso in questo luogo io ho trovato solo un’esplosione di vita.

Sarajevo, città multi-etnica e multi-religiosa, permette infatti al suo interno la condivisione di tre religioni: l’islam, il cristianesimo (con due confessioni: cattolica, legata ai croati, ed ortodossa, praticata dai serbi) e l’ebraismo. E’ proprio questo clima di tolleranza ad averla resa la Gerusalemme d’Europa.

La città è localizzata quasi perfettamente nel centro geometrico del triangolo di terra che è la Bosnia ed Erzegovina, divisa in due parti dal fiume Miljacka . A nord del fiume si trova la “città vecchia”, conosciuta per il profumo di spezie che si diffonde ad ogni angolo ed accompagna ogni passo del curioso visitatore; antica area mercantile, è oggi il fulcro di commerci e servizi. Proprio qui, passeggiando tra antichi bazar e seguendo l’odore del Ćevapčići, qualcuno coltiva da decenni un’arte antica: la lavorazione del rame.

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In questa bottega si crea arte, un’arte lunga quattro generazioni e il richiamo lo si sente dalla strada, mentre si cammina per il quartiere turco di Baščaršija. Martello e scalpello che battono ininterrottamente, rumore di ferro e rame lavorato, aroma di caj e profumo di cumino.
Quest’artigiano conosce bene la sua arte ma, ci confida, quando era piccolo procedeva passo passo nella creazione di ogni suo manufatto. Per un piccolo segnalibro poteva volerci una giornata intera.
Pazientemente il padre, la cui foto in bianco e nero è appesa all’ingresso, lo ha iniziato alla nobile arte del persuadere il rame; questo ragazzo ora si destreggia fra decine di strumenti diversi scegliendoli con cura ma altrettanta velocitá, non ha più bisogno di seguire schemi, ormai è abbastanza sicuro da decidere di lasciarsi trasportare dalla fantasia per le trame dei suoi lavori.
E tutto questo ce lo racconta nel tempo in cui crea un nuovo segnalibro. Lo stesso segnalibro che ora si trova nella libreria di casa.


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