Pietrarubbia, la pietra rossa da cui nasce l’arte dei metalli

Uno dei più belli fra i piccoli borghi del nostro territorio, Pietrarubbia deve il suo nome alla pietra rubea, una pietra rossastra che ha donato la sua colorazione alle rocce.
Roccia rossa proprio come il rubino, una fra le pietre più nobili e preziose al mondo. E cosa dona di tanto prezioso questo luogo? Il silenzio, la quiete, la bellezza.

E, a pensarci, quanto oggi, in questo mondo frenetico e che richiede di essere sempre più veloci, c’è bisogno di ricordare cosa sia la bellezza e, soprattutto, quanta la necessità di poter godere di essa nella quiete più assoluta?

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Questo castello, oggi quasi completamente scomparso, secondo alcuni studi sarebbe il più antico del Montefeltro, risalente al V secolo d.C. Negli scavi furono infatti rinvenute ceramiche databili  VI sec. d.C.. e questo ha fatto pensare che in quel periodo ci fosse già un primo insediamento abitativo. Certo è che insieme alle ceramiche furono rinvenuti molti scarti di lavorazione del metallo e si scoprì che Pietrarubbia, intorno al XIII secolo, era conosciuta in tutto il centro Italia appunto per la grande maestria con cui venivano lavorati alcuni materiali, in particolare il ferro che veniva estratto sul posto.

L’importanza nel medioevo di questo castello è stata notevole. Molte erano le botteghe artigiane “i cui prodotti giungevano fino a Roma, dove le forbici di Pietrarubbia erano assai apprezzate”. Ad oggi questo è “l’unico e più completo complesso siderurgico tardo medievale ritrovato, ricomponibile in tutte le sue fasi lavorative”.

Quando negli anni Settanta uno dei più significativi scultori contemporanei, Arnaldo Pomodoro, maestro dell’Espressionismo astratto e della Scultura pubblica a grandi dimensioni, si trovò casualmente a passare per Pietrarubbia se ne innamorò.  Sentì la necessità di fare qualcosa per riportarlo all’antico splendore, viste le fatiscenti condizioni in cui versava, e stimolò con la sua iniziativa anche le istituzioni locali ad intervenire. Per recuperare le diverse strutture del borgo e riallacciarsi alla sua antichissima tradizione siderurgica e metallurgica, si decise di fondare a Pietrarubbia una scuola sull’arte dei metalli. Nel 1990 nacque il T.A.M., ossia il Centro di Trattamento Artistico dei Metalli, il cui obiettivo primario era quello di creare un luogo di studio ed approfondimento di tecniche di lavorazione del metallo. Grazie ad un gruppo di docenti di livello internazionale vennero forniti agli studenti adeguati strumenti didattici rispetto sia all’insegnamento teorico sia alla pratica di laboratorio.

Le opere nate dal corso T.A.M. sono oggi esposte sia in mostra permanente all’interno  del borgo nell’antico palazzo gentilizio sia lungo le vie del paesaggio circostante. Creando un vero e proprio museo a cielo aperto, esse hanno indubbiamente contribuito a catturare l’attenzione di nuovi visitatori verso il Montefeltro

Ambito a lungo tempo dalle diverse casate circostanti (dai Carpegna ai Malatesta, dalla Chiesa ai Montefeltro), il castello di Pietrarubbia si trovò ad affrontare un periodo di decadentismo, inteso con accezione negativa come abbandono. Intorno al 1960 il borgo visse lentamente il definitivo esodo della popolazione  locale.

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Confesso che,  pur percorrendo quella strada in continuazione, fino a qualche mese fa non avevo mai passeggiato consapevolmente fra le mura del borgo o curiosato fra le antiche vie; non immaginavo ci fossero due musei visitabili all’interno ne tanto meno che potessi essere sensibile ad una scultura in ferro; non sapevo che da lì la vista fosse mozzafiato e che il lineamento tipico dei “tre monti” di Motecopiolo fosse così ben disegnato. Sostanzialmente non sapevo nulla di un luogo situato a pochi km da casa mia.

Mi sono ritrovata a tornarci più volte nello stesso mese . Ho deciso di accompagnare mia mamma proprio qui per il suo compleanno e, se ho potuto farle questo regalo, se ho potuto trascorre con lei una giornata in un luogo in cui il tempo è fermo eppure vibrante, devo ringraziare il sogno di un grande artista e la lungimiranza delle istituzioni locali.

Forse era quello il momento giusto per me di riscoprire Pietrarubbia dopo tanti anni. Di certo so che mi sono resa conto di riuscire a percepire il temperamento quieto e vivo della pietra, di essermi sentita accolta in quella dimensione accogliente dal clima rallentato.

 

 


3 risposte a "Pietrarubbia, la pietra rossa da cui nasce l’arte dei metalli"

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